17.8.17

I comunisti di ieri servono domani (Angelo D’Orsi)

«La lunga notte della sinistra sta volgendo al termine»: così esordisce il volume collettaneo nato da un seminario internazionale svolto a Londra nel marzo 2009, che incontrò un inatteso successo di partecipazione. Era un segnale che i tempi stavano cambiando, e le magnifiche sorti e progressive enunciate con eccesso di entusiasmo nel novembre di vent'anni prima, con il crollo del Muro, si erano ormai rivelate un drammatico bluff, in un mondo in cui il capitalismo liberista vincitore della sfida con il socialismo, aveva mostrato il suo volto più predatorio e violento, tanto da far coniare termini come «supercapitalismo» o «turbocapitalismo», portatore di nuove ingiustizie e di guerre definite impudicamente quali «operazioni di polizia» o addirittura «interventi umanitari». Un approccio multidisciplinare all’Idea del comunismo (a cura di Costas Douzinas e Slavoj Zizek, Derive/Approdi,2011) come recita il titolo del libro, la sola idea, scrive Alain Badiou, «che da Platone in poi» sia «degna di un filosofo».
Maledetta, dopo «il crollo», o semplicemente considerata rétro, la parola trova oggi una sua rinnovata forza nella aritmetica realizzazione delle previsioni di Marx, davanti alle quali, nondimeno, la sinistra internazionale, invece di cavalcare un momento oggettivamente favorevole, si è ritratta, o, peggio, ha ritrattato, arrivando fino ad autonegarsi, come quel segretario del Pds, già Pci, che ebbe a dichiarare di non esser stato mai comunista...
Nel libro non circola alcun rimpianto per il «socialismo reale», e il taglio è prevalentemente di carattere filosofico, con contributi tra gli altri di Terry Eagleton Michael Hardt, Jean-Luc Nancy, Toni Negri, Jacques Rancière, Gianni Vattimo, Slavoj Zizek: una sventagliata di pensatori che viaggiano ad alto livello, tra genesi filosofica hegeliana e sviluppi pratici della storia. Il fine è una rimessa in circolazione del lemma e dell’idea.
Eric Hobsbawm
Sulla cui nobiltà, il vecchio Hobsbawm dice, con lucidità esemplare, nel nuovo libro Cambiare il mondo, Rizzoli 2011 (invidiabile operosità di questo straordinario novantaquattrenne) che invita, in modo sereno e appassionato, a «riscoprire il marxismo», conducendo per mano il lettore in una lunga cavalcata tra autori (Marx in primis, senza dimenticare il suo fedele «secondo violino», Friedrich Engels), libri (il Manifesto, i Grundrisse...), situazioni storiche (lo scontro fascismo/antifascismo tra le due guerre), autori: in realtà - mi fa particolarmente piacere sottolinearlo -, il solo affrontato, a parte i due fondatori del del comunismo moderno, appunto Marx ed Engels, è Antonio Gramsci, che, come accaduto a Marx, si sta prendendo le sue postume rivincite.
Oggi Marx è, come scrive Hobsbawm, «un pensatore per il XXI secolo», e un sondaggio della BBC lo ha decretato il massimo pensatore di tutti i tempi, e se si clicca il suo nome sui principali motori di ricerca in rete, risulta al terzo posto dopo Darwin ed Einstein, quale membro della più forte triade intellettuale della storia. Marx come Gramsci, in realtà, lungi dall’essere finiti fra i detriti inutilizzabili di un passato che non ritorna, proprio dopo il 1989 sono emersi come figure chiave, capaci di proporci l'uno una lettura nella giooaiizzazione e dei suoi processi perversi, per difendersene, l’altro, un comunismo critico che, sconfitto allora, può ben riemergere oggi, come un’alternativa possibile sia allo stalinismo, sia al pallido ed esangue riformismo moderato, sia, infine, ovviamente, al liberismo.
Del comunismo critico abbiamo ora un’ampia, meritoria rassegna diretta da Pier Paolo Poggio, L'altronovecento giunta al II volume (del I ho parlato già su queste pagine): allora avevo rimproverato al curatore l’assenza proprio di Gramsci, che ora, per ragioni cronologiche (il volume copre la storia europea del Secondo dopoguerra, fino al 1989), rimane ancora fuori, anche se in realtà avrebbe meritato comunque attenzione, in quanto l’operazione che in suo nome condusse Togliatti a partire dal 1947 (prima edizione delle Lettere dal carcere che vinsero, inopinatamente, il Premio Viareggio, suscitando gran scalpore), valse a costruire tutt’altro che «un’egemonia culturale di corto respiro» come scrive il curatore. In ogni caso in un’opera così ampia se ne doveva parlare, ritengo.
Ma ribadisco i meriti di questo lavoro collettivo, che affronta una enorme massa critica di temi: figure e movimenti disparati, che si affiancano e si susseguono, in una lettura sincronica e diacronica, generando tuttavia talora un certo disorientamento nel lettore: il «comunismo eretico» e il «pensiero critico» sono categorie soggettive, e trovare affiancate le lotte operaie in Polonia e Albert Camus, il maggio francese e Adorno, l’operaismo italiano (la linea Panzieri-Tronti-Negri), il situazionismo e Padre Balducci, Ivan Illich e Hannah Arendt, suscita qualche perplessità. Anche per il punto di vista di partenza. Ossia che il comunismo «buono» sia quello sconfitto politicamente, e, in quanto tale, eterodosso, può esser accomunato in un destino, se non in una vicinanza ideale, all’ancor più vago «pensiero critico».Nondimeno, questo II volume della serie è, come il precedente, un utile repertorio al quale si possono attingere innumerevoli spunti («critici», naturalmente) sul pensiero politico e la concreta esperienza storica del XX secolo. Insomma, per marxianamente interpretare il mondo, e, magari, chissà, per trasformarlo.


“Tuttolibri – La Stampa”, 30 luglio 2011

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