8.5.17

1949. Per rendere eterni i fiori

Ho tratto la curiosità che segue dalla rubrica divulgativa La Scienza al servizio dell'uomo in "Eco del mondo", una sorta di Readers Digest progressista che ebbe qualche successo tra gli anni 40 e 50 del Novecento. (S.L.L.) 

L’accidentale caduta di un fiore entro la soluzione preparata per la conservazione di vecchi manoscritti, diede spunto alle ricerche dei fratelli P. e S. Joffe che condussero ad un metodo di preservazione quasi eterna dei tessuti animali e vegetali.
Il fiore conservava la sua forma ma non il colore. Furono trovati i metodi per fissare i colori: prima il rosso, poi il bianco e il giallo, e, l’anno scorso, il verde. Lo studio si protrasse per oltre un quarto di secolo e la collezione dei fratelli Joffe, di tipi di fiori conservati, ne comprende di quelli di 19 anni fa. Il complesso di sostanze chimiche per la conservazione dei fiori, che viene attualmente venduto in America, comprende un deri vato della naftalina che secca il fiore e ne fissa i colori ed un metacrilato plastico col quale viene dato un rivestimento resistente all’umidità e ai batteri.
Le possibilità decorative di quest’idea sono state sfruttate dai teatri, nei negozi di moda e per l’abbigliamento delle vetrine; delle applicazioni scientifiche educative hanno tratto vantaggio i musei, i centri di studi agricoli e i botanici.
La più recente applicazione di questa tecnica è la preservazione di tessuti umani per ricerche mediche.


“Eco del mondo”, N. 31, marzo 1949, Periodici Mondadori, Milano

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