3.1.17

Novembre 1936. Una poesia di Paul Éluard (1895-1952)

Guardateli mentre lavorano i maniaci fabbricanti di rovine
Ricchi pazienti ordinati neri e stupidi
Fanno del loro meglio per restar soli al mondo
Ai margini dell'uomo lo colmano di lordure
Piegano senza cervello palazzi fino a terra.

Ci si abitua a tutto
Ma non a questi uccelli di piombo
Ma non al loro odio per quanto risplende
Non a cedergli il posto.

Parlate del cielo il cielo si svuota
L'autunno poco c'importa
I nostri padroni hanno battuto il piede
L'autunno ce lo siamo scordato
Ci scorderemo i padroni.

Città in riflusso oceano fatto d'una superstite goccia
D'un solo diamante coltivato in pieno giorno
Madrid città abituale di quanti hanno sofferto
Lo spaventoso bene che si rifiuta d'ergersi a esempio
Di quanti hanno sofferto
La miseria occorrente perché quel bene risplenda.

La bocca risalga alla sua verità
Fiato raro sorriso come una catena spezzata
L'uomo libero ormai del suo passato assurdo
Alzi davanti al fratello un degno volto


E vagabonde ali dia alla ragione.

Da Romancero della resistenza spagnola (a cura di Dario Puccini), Laterza, 1970

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