14.10.15

Il bianco e il rosso (Mario Isnenghi)

Licia e Giuseppe Pinelli con le due figlie
Non è detto che bianco e rosso si manifestino in blocchi separati e per grandi aree distinte. Quarantanni dopo, raccontando se stessa e la sua famiglia, ancora ignara di essere sul punto di diventare un simbolo di lungo periodo, Licia Pinelli rammenta quale luogo di passaggio e di libero incontro fossero negli anni sessanta quelle loro due stanze dalle porte sempre aperte: il marito anarchico, lei che era stata iscritta al Pci e i giovani che vanno e vengono per farsi battere a macchina, ma poi anche a discutere le loro tesi di laurea, in gran parte iscritti alla non lontana Università cattolica: quella di Mario Capanna, e anni prima anche di Nilde Jotti.
Erano cattolici vicini alle idee di Balducci e Milani, ma non solo. La caratteristica che li accomunava era quella di essere convinti che un cattolico non poteva che stare dalla parte dei poveri e degli oppressi, e in questo spesso prendevano le distanze dal Vaticano e dalla Chiesa istituzionale. Con loro si condivideva proprio questa convinzione di dover stare dalla parte degli oppressi, e per questo si sono creati legami molto profondi, che sono proseguiti per molto tempo anche dopo la morte di Pino”.


Da Ritorni di fiamma, Feltrinelli, 2014

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