24.7.15

Parole.Truffa (Jacopo Manna)

Biblioteca Universitaria di Bologna - Il vescovo Federigo Frezzi
Truffa dovrebbe derivare dal provenzale trufa che vuol dire “tartufo” ma non si capisce bene per quale traslato abbia assunto qui da noi il duplice significato di “scherzo” e di “imbroglio”, entrambi comunque figli dell’inganno.
Dei due, il primo è stato in grande uso nel Medio Evo finendo però per specializzarsi col senso di “perdita di tempo” (vulgo “cazzeggio”), specie nella coppia “truffa e buffa”: “folle è chi crede in questo mondan loco [...] / ch’è tutto truffe e buffe e falso giuoco” scriveva nel ‘400 Federigo Frezzi, vescovo di Foligno e sfiduciato del mondo.
Nel secondo significato il termine indica inizialmente il tradimento e la mancata fede (“è di sì nobil famiglia / che mai non fece tradimento o truffa”, dice Luigi Pulci parlando nientemeno che del paladino Rinaldo); ci volle lo sviluppo della civiltà mercantile e la nascita di libri a questa dedicati perché la parola finisse per designare il tradimento verso il cliente divenendo sinonimo di “frode commerciale”.
Nel 1953 fu forse Piero Calamandrei il primo ad utilizzare il termine “legge truffa” per definire il tentativo di trasformare il sistema elettorale italiano in senso maggioritario: tentativo patrocinato da Alcide De Gasperi e portato avanti a tappe forzate dalla maggioranza democristiana per poter andare alle elezioni di primavera col nuovo sistema. Il quale (e questo spiega la fretta imbarazzante con cui procedette il governo di allora) avrebbe dovuto finalmente consentire agli scudocrociati di raggiungere la supremazia parlamentare senza dover scendere ad imbarazzanti compromessi col Pci né coi missini. La storia ci racconta come finì la corsa: il responso elettorale punì i partiti che avevano cercato di manomettere il principio proporzionale, premiò chi (da opposte sponde) aveva denunciato la “legge truffa”, e mandò in soffitta l’idea che in nome della governabilità del paese si potesse ridurre il gioco parlamentare a due soli schieramenti. Fino al 1993, quando un referendum ad alta partecipazione popolare diede il via al sistema misto su base maggioritaria: la panacea che avrebbe dovuto spazzare via lo strapotere del sistema-partito e di fatto consegnò il paese un anno dopo nelle mani di Silvio Berlusconi. Si vede che non è bastato: l’attuale maggioranza, con velocità non inferiore a quella di De Gasperi, sta smontando la Costituzione: ed è un paradosso della Storia che tutto ciò stia nelle mani di un primo ministro la cui personale propensione alla “truffa e buffa” (arrivare in ritardo, baloccarsi col telefonino, divagare pervicacemente durante i discorsi pubblici) è divenuta bersaglio abituale di satirici e commentatori.
All’origine della parola truffa, come abbiamo detto, c’è stranamente un vocabolo che significa tartufo. “Tartufo” è il nome scelto da Molière per un suo indimenticabile personaggio, abile impostore e finto sant’uomo nelle cui mani l’incauto Orgone finisce per mettere l’intera fortuna della sua famiglia. Bisognerebbe guardarsi dal concentrare troppi poteri nell’arbitrio di una sola persona: Orgone si salvò dalla rovina per miracolo, ma i miracoli sono cosa rara.


“micropolis”, marzo 2015

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