30.10.14

I mostri di Palagonia (Leonardo Sciascia)


Almeno una volta l'anno, rivedo la villa Palagonia, la settecentesca villa di Bagheria dove, diceva Giovanni Meli, l'arte impietrisce, eterna e addensa gli aborti di bizzarra fantasia (e l'ottava continua con Giove che riconosce la propria «insufficienza»: mostri ne escogitai quanto seppi; ma dove finì la mia potenza, da quel punto stesso cominciò Palagonia - cioè il principe Ferdinando Gravina di Palagonia; ed è un bel concetto, direi alla Borges, questo del dio che consegna alla fantasia umana la prosecuzione della serie dei mostri). E ogni volta mi appare sempre più disgregata, fatiscente, dentro il cerchio che le si stringe a soffocarla del cemento, delle case nuove.
Goethe, che con tanto spregio ne scrisse, sarebbe forse contento di questa nemesi: una mostruosità che ne divora un'altra. Noi no: poiché abbiamo bevuto in ben altre cantine e ben altri mostri abbiamo visto generati dal sonno della ragione. Questi di Palagonia ce li eravamo addomesticati: piccoli mostri da guinzaglio, da passeggio; roba da «spleen» rurale, domenicale. Sicché mentre si disgregano e scompaiono, la sola cosa che nella villa resta a suscitare inquietudine è il ritratto di colui che così l'ha voluta: un signore magro e allampanato, tutto azzimato e incipriato, in abito da cerimonia; uno cui piaceva pagare da sé le proprie follie e far pagare agli altri le proprie virtù – così lo vide Goethe, questo seppe di lui. E anche noi. (da Nero su nero, Einaudi, 1979)

Postilla
L'appunto di Sciascia spinge a una (ri)lettura della rappresentazione che Goethe fa nel suo Viaggio in Italia del principe di Palagonia. La si può trovare in questo stesso blog al seguente link: 
http://salvatoreloleggio.blogspot.it/2010/06/quasi-un-apologo-goethe-palermo-dal.html

Nessun commento:

statistiche