22.8.12

La grande curva della verità (di Massimo Fini)

Massimo Fini è una figura rara nel panorama culturale italiano.
Da giornalista ha cominciato all’“Avanti!”, poi ha scritto, negli anni Settanta e Ottanta, per “Il Giorno” e “l’Europeo”. Su “Pagina”, in quello stesso torno di tempo, si occupava di cultura e letteratura:ricordo – prima o poi ne ritroverò il ritaglio - una magnifica stroncatura del Moravia.
Già allora aveva cominciato a secernere quegli umori di destra reazionaria che nel tempo avrebbero dato vita a una sorta di trittico: un libro contro l’illuministica Ragione, un elogio della “buona guerra” pretecnologica, un'invettiva contro il denaro, “sterco del demonio”. Mi accadde di assistere alla presentazione perugina di quest'ultimo libro: mandò in solluchero i ragazzi della destra più spinta, quella delle croci celtiche, che sicuramente a torto intravedevano nella dichiarata implacabile ostilità alle banche e alla finanza dell’autore una implicita conferma del loro antisemitismo alla Ezra Pound.  
Il “destrismo” di Massimo Fini, in ogni caso, non lo ha mai portato vicino agli intellettuali “organici” della destra italiana. Forse l’unico cui si può accostare è Franco Cardini, lo storico delle Crociate; certamente non Veneziani, invece, che è in essenza fascista per il suo assoluto opportunismo, che gli permette di mutare rapidamente convinzione per meglio servire il capo di turno. L'esempio inarrivabile di questo fascismo è del resto proprio Mussolini che s’era dichiarato “monarchico e repubblicano”, “liberista e statalista”,  “tutto e il contrario di tutto” pur di conseguire il potere. Del codice di Massimo Fini fanno invece parte i valori della cavalleria, certamente di destra, come il senso dell’onore, la coerenza, il rispetto dei patti, ma assolutamente impraticabili e perfino impensabili per i seguaci che ebbe un tempo il cavaliere Mussolini o ha oggi il cavaliere  Berlusconi. E non è perciò strano che, da ultimo, si sia ritrovato in sintonia con i Travaglio, cioè con gli allievi dell'ultimo Montanelli, quello più onestamente reazionario. 
Il brano che segue, ricavato da un ritaglio de “L’Europeo” senza data, ma ascrivibile agli anni Ottanta, si può inserire nel contesto dei pensamenti reazionari del Fini. E’ un pezzo antifemminista di grande bravura, pieno di cultura, trovate e tirate, un piccolo capolavoro del genere, che esprime senza complessi una sessualità maschia e maschilista, e che merita ovviamente ogni critica per la considerazione del corpo femminile e delle sue parti come oggetto esclusivo di conquista e godimento. A me tuttavia l’articolo piacque molto e continua a piacere per gli effetti stilistici che l’autore sa ottenere. Oltre che per il grande potere attrattivo che il culo esercita anche su di me. (S.L.L.)
La prière, una celebre foto di Man Ray

Gli uomini, come è noto, si dividono in due categorie: quelli che preferiscono fantasticare (e, se possibile, trafficare) sul seno (bosomen, per anglicizzare il termine) e quelli che preferiscono il culo (bottomen).
I primi appartengono, in genere, a culture rozze, poco smaliziate, infantilmente pragmatiste, primitive, matriarcali, fortemente legate all'immagine della donna-madre e comunque troppo giovani per avere avuto il tempo di sviluppare adeguate abitudini speculative. Bosomen sono, per esempio, gli americani (vedi “Playboy”). L'Europa, culla della civiltà, è invece bottomen.
Venere Callipigia nacque in Grecia, nella prima metà del II secolo avanti Cristo, insieme alla grande filosofia e alle matematiche. E pour cause. Perché il culo è innanzi tutto una categoria metafisica. Possiede la perfezione geometrica delle figure astratte. E infatti, come forma, si apparenta alla sfera che è la figura geometrica perfetta. Ma la supera perché ha una simmetricità che manca alla sfera. Come la sfera, è un corpo finito e infinito allo stesso tempo, poiché è curvo. Il culo è vicinissimo all'essenza stessa della verità («Ogni verità è curva», dice Nietzsche). C'è racchiuso, nel culo, l'enigma del rapporto finito-infinito, spazio-tempo che è l'enigma dell'universo. Non per nulla Salvador Dali, a qualcuno che gli chiedeva come immaginasse l'universo, rispose: «Un continuum a quattro natiche».
Come questo inquietante apotema, così carico di significati simbolici, sia finito in fondo alla schiena dell'uomo e, quel che dà molto da pensare, della donna è un mistero. Ma qui ritorna la grande ambiguità del culo, la sua finita infinitezza. Disumano, per l'esattezza e la perfezione delle sue proporzioni, il culo è anche molto umano. Mentre la perfezione è, per ciò stesso, inespressiva, il culo è la parte più eloquente del corpo. Quando Moravia (ne La vita interiore) scrive che «il sedere manca di espressione» non sa quello che dice. Il culo segnala non solo il carattere ma spesse volte anche l’appartenenza di classe di una persona.
C’è il culo diffidente e avaro (che è a mele strette come le hanno in genere i toscani), il culo fiducioso e pieno di speranza (tondo, grasso e a natiche leggermente dischiuse), il culo aggressivo (sodo e massiccio), il culo volitivo (piccolo e muscoloso), il culo colloquiale (elastico e malleabile), il culo nobile (alto, lungo e appena rilevato), il culo popolare (basso e largo), il culo burocratico (grasso e informe), il culo proletario (largo ma alto), il culo militare (stretto e muscoloso), il culo meschino e timoroso (che è quello magro senza essere ossuto), il culo indifferente (piccolo e raccolto), il culo ridanciano (largo e piatto con un'ampia bocca trasversale), il culo impertinente (tondo, a scalino e sussultorio). Infine c'è il culo remissivo, che è quello che ha due tenere pieghe tra la natica e l'attaccatura della gamba ed è tondo senza essere eccessivo. Questo è il vero culo. Il culo dei culi. Perché possiede, al massimo grado, le due caratteristiche che, pur variamente mascherate, sono proprie di ogni culo: l'essere indifeso e ridicolo. («L'ilare impotenza del deretano» la chiama Sartre, che se ne intendeva).
Il culo infatti è impotente. Perché, come Polifemo, è cieco nonostante possegga un occhio. È in condizione di palese inferiorità: non può guardare ma solo essere guardato. E infatti alle sue spalle se ne combinano delle belle. È inoffensivo perché non ha spigoli. Poco o punto muscoloso non si può difendere e chiunque può oltraggiarlo. È nudo ed esposto perché non ha peli. Ed infine è ridicolo come tutti gli esseri grandi e grossi ma imbelli.
Per questo connubio, di impotenza e di ridicolo, il culo è la parte prediletta dei sadici. Nessuno le busca come il culo. C'è da dire che, quasi sempre, il culo fa di tutto per meritarsele. Provoca. A volte infatti si presenta con un'aria di falsa innocenza, altre con impertinenza, altre ancora con arroganza. Atteggiamenti, tutti, che attirano una adeguata punizione. Che del resto il culo, dopo una prima resistenza di pura parata e, diciamo così, di bandiera, accetta volentieri, protendendosi, offrendosi. Perché il culo è profondamente, intimamente masochista.
Ma c'è un altro elemento, nel culo, che attira il sadico: la perfezione. È la perfezione ad accendere il desiderio della profanazione. Come dice Georges Bataille, solo ciò che è perfetto merita di essere sconciato, sciupato, oltraggiato, vilipeso e quindi, alla fine, reso imperfetto. Anche questa è una dimostrazione della enorme superiorità del culo sul seno. Il seno si accarezza, si vezzeggia, si mordicchia affettuosamente. Perché è così meschino, poverino, che viene istintivo consolarlo. Nella perfezione del culo c'è un orgoglio luciferino che va abbattuto e degradato.

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