23.4.11

Il papa e la bambina. Una luce che non s'accende.

Su “La Stampa” di stamane (sabato 23 aprile) nella rubrica Buongiorno, Massimo Gramellini commenta il dialogo televisivo del Papa con una bambina giapponese vittima del terremoto. Alla domanda “Perché i bambini devono avere tanta tristezza?”, il pastore tedesco ha risposto: “Non abbiamo le risposte. Però un giorno potremo capire tutto”. Gramellini ne è tutto contento perché preferisce “gli umili agli infallibili” e la risposta papale, priva di fanatici riferimenti a “castighi di Dio”, gli appare pertanto “un’ammissione di impotenza dotata di straordinaria potenza”. Dichiara pertanto, senza cincischiare, che la pensa (e la sente) come Ratzinger. 
“Per tutta la vita – aggiunge - ci sentiamo sballottare da eventi che non afferriamo e siamo pervasi da un senso di inadeguatezza, come se ogni cosa sfuggisse al nostro controllo… Ma appena diamo tregua al cervello e inneschiamo il cuore, sentiamo che tutto ciò che d’incomprensibile ci succede contiene un significato. E il fatto di trovarci al buio non significa che la stanza sia vuota, ma solo che bisogna aspettare che si accenda la luce”.
In uno dei più bei siti letterari in lingua italiana(http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/) Licio Accorroni, classifica l’uscita di Gramellini come un caso di fazite, malattia epidemica (o addirittura pandemica) che prende nome da quel Fazio televisivo di cui il giornalista è ospite fisso e da cui sarebbe stato gravemente contagiato. Essa consisterebbe nel “mortifero dilagare di dosi sempre più massicce di filosofia spicciola da generone, di sinossi di saggezza miserabile da coda alle Poste, di rimostranze da patetismo buonsensista alla ‘volemose bbene’”.
Non so dire se codesta malattia esista davvero, se Fazio ne sia l’agente principale e se Gramellini se ne sia stato contagiato; ma anch’io sono fortemente infastidito dall’articolo di un commentatore che in alcuni casi ho apprezzato per un “buon senso” anticonformista, lontano dal common sense che Accorroni saggiamente respinge. E sottoscrivo quanto quest’ultimo scrive della battuta ratzingeriana: “Potenza dell’inconsistenza camuffata da verità insondabile, circonfusa dalla doppia aura papale e televisiva”. Condivido anche le ruvide parole che usa sul pistolotto finale di Gramellini, quello che “va dove s’innesca il cuore”.
“Aspettare che si accenda la luce” mi sembra un’illusione perniciosa, peraltro utile a giustificare il potere e la potenza mondana di quelli che si considerano proprietari dell’interruttore, i preti di tutte le religioni. Eppure in Accorroni mi pare che qualcosa non funzioni. Credo che, pur nella sua finitezza, quella ragione che s’innesca nel cervello umano qualche risposta l’abbia data ed è la materialistica risposta di un Leopardi, quella per cui il dolore, la malattia e la morte, la tristezza dei bambini e quella dei grandi non hanno un senso, una spiegazione coerente, ma esprimono una condizione ineliminabile dell’esistenza. Nessuna luce si accenderà mai, il nostro destino di specie e di singoli come il nostro dovere non sono scritti da nessuna parte.
E’ quanto sembra pensare anche Accorroni quando respinge “la luce di ipotesi consolatorie e fallaci”. Ma aggiunge: “Mi godo l’insensatezza e casualità di ogni esistenza, l’incontrollabile irrazionalità con la quale il Caso spariglia tragitti ed esistenze, incrocia azioni e destini, convinto che proprio lo smarrimento, il cinismo e l’inadeguatezza che Gramellini classifica come la quintessenza della negatività siano proprio gli unici autentici, salvifici contravveleni che possiamo utilizzare”.
Non sono convinto. Credo che il godimento individualistico, un po’ superomistico della mancanza di senso della vita, di quello che un tempo si chiamava “nichilismo” sia un autoinganno risibile. La grande sfida della condizione umana è stata e resta quella di andare oltre l’innocenza e l’irresponsabilità che il nichilismo sembra affermare, ma la conquista, senza garanzie e certezze di alcun tipo, di una nuova responsabilità e solidarietà fondata sul nostro “non essere niente” e “non sapere niente”. A fronte dello smarrimento che nasce dal male del vivere, dalla sua necessità ed ineliminabilità radicale non sembrano contromisure adeguate  né le luci promesse dalle favole dei preti né il riso cinico che pretende di beffare il Caso: scelta più congrua mi sembra mettere il coraggio della verità alla base di una nuova fratellanza umana. E’ la proposta etica e politica di Leopardi, di recente rilanciata dalla pubblicazione per le edizioni de “Il Ponte” degli Scritti politici di Walter Binni, che del grande poeta e filosofo di Recanati fu forse nel Novecento italiano il migliore interprete. E’ un libro di cui vivamente consiglio la lettura insieme a La ginestra e alle Operette morali.    

1 commento:

Anonimo ha detto...

bellissima riflessione scritta in un italiano bellissimo. La Chiesa si regge sul potere che porta gente come Gramellini a tessere elogi assurdi e fare considerazioni del tutto prive di verità. Senza dire che la tragedia ricordata dalla bambina non sarebbe accaduta se le centrali nucleari fossero realizzazioni pubbliche con gestione pubblica e se gli USA rinunziassero alla guerra sismica. Ho il sospetto che il terremoto di Haiti sia stato una sorta di prova generale di quello giapponese. Fantaposcienza? Può darsi ma gli USA sono dediti in modo ossessivo preoccupante quanto quello di Hitler alla conquista del mondo.
Pietro Ancona

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