11.3.11

I maestri della parodia. Paolo Vita-Finzi e Umberto Eco.

Umberto Eco è un cultore della “parodia”, che è l’arte di “fare il verso a..”. Alcuni pezzi del suo Diario minimo (Nonita per esempio) sono evidentemente parodie, ma c’è chi dice che tutto in Eco è parodia e che, in qualsiasi cosa dica o scriva, si avverte sempre l’eco della sua mostruosa e onnivora capacità di assimilare e assimilarsi. Il brano che segue è tratto da una “bustina di Minerva”, la rubrica che per molti anni il poliedrico professore alessandrino curò su “L’Espresso”. Era il settembre del 1986 ed era appena morto Paolo Vita-Finzi, diplomatico e letterato che Eco definisce “un maestro della parodia”. La “bustina” si presenta pertanto come commento alla Antologia apocrifa  che lo scomparso aveva composto negli anni Trenta e sfrondato e arricchito negli anni Settanta. (S.L.L.)
Paolo Vita-Finzi
La parodia può andare dalla caricatura palese al plagio assoluto ( e allora diventa atto d’amore). Considero garbata caricatura la rivisitazione del salotto di Nonna Speranza ai nostri giorni (“il living room col balcone, i quadri a stracci di Burri – i muri a rettangoli azzurri con qualche trapezio arancione – l’irta scultura in lamiera che geme sbilenca a ogni passo – il molto falso Picasso della seconda maniera”. all’opposto c’è un racconto di Campanile che il grande Achille avrebbe firmato senza esitazioni. Forse perché è difficile parodiare un umorista e, quando si è bravi, si diventa lui. Una volta Finzi è andato altre il plagio: afferma nella prefazione che nella sua raccolta c’è un testo autentico, ma nessuno è mai riuscito ad identificarlo: Accanto alle altre parodie esso appare splendidamente falso. si mormora che sia la pagina attribuita a Gentile su L’Io e il non Io (“ che esso non possa essere Io senza essere non-Io, e che per essere Io deve negare in sé quell’identità che sarebbe la negazione di sé, in quanto egli attualmente è altro da sé”)…
La bellezza di una buona parodia sta nel fatto che attraverso di essa il lettore capisce come doveva essere l’originale. Infatti la buona parodia penetra all’interno di uno stile, e lo restituisce con minime variazioni. Ci dà, eccedendo di poco, la quintessenza di un autore, nel bene come nel male. Qualche citazione, ma forse faccio male perché i testi funzionano nella loro globalità… D’annunzio: “E bagnerà quel bianco latte il seno – anima, e scenderà lunghesso i fianchi, - come s’infiltra un tacito veleno; - e scenderà quel latte ai tuoi ginocchi – così tondi i ginocchi e così bianchi! – al suono lene dei miei versi stanchi – anima, e che il tuo cuor non ne trabocchi!”. Il Pirandello di La donna dal fiore al naso, storia di un brufolo. Palazzeschi: “Clof, clop, clock  - cloffete, clocchete – cloppete – chchch – Palazzeschi… – Ungaretti… – Marinetti… – Sembenelli… - Beltramelli… - Bontempelli… - Moscardeli… - Cardarelli… - Cosa sono questi suoni bisbetici? – Starnuti, starnuti – starnuti poetici”… Montale: “Tale è la traforata foiba carsica – strinata ancora dalla fiamma stigia – in grigia mescolanza di cinigia – spenti s’annullano gli anni riarsi”… Trovo un pensiero di Flaiano che meriterebbe anch’esso di risultare autentico: “I rapimenti in Italia crescono a ritmo esponenziale. nel 1973 ce ne sono stati 200, di cui 3000 nella sola Milano”...

Da Umberto Eco - La bustina di Minerva. Un maestro della parodia - L'Espresso 21 settembre 1986   

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