13.2.11

Una lettera a Milly (di Cesare Pavese)

A Milly, Roma
[Torino, marzo 1927]
Certo signorina non potrà non stupirla, per non dire peggio, questa lettera di una persona che lei non conosce.
Vorrei farmi perdonare scrivendole che se lei non conosce me io conosco lei, ma non sarebbe sfacciata la pretesa? Pure…
Io la conosco, signorina, la conosco, ripeto, ma così, di sfuggita, l’ho seguita, l’ho osservata a lungo, talvolta, ma senza mai osare avvicinarla. Conosco le sue linee esteriori, qualche istante della sua vita e soprattutto quel po’ di anima che da un viso si può rivelare a un osservatore attento.
Ma è poco, signorina, al confronto dell’immensità di ciò che vorrei conoscere in lei.
Io non sono che un comunissimo studente di 19 anni e lei è lontana, tanto lontana.
Come avrei potuto avvicinarla, qua in Torino? Sempre in compagnia la trovavo e sarebbe stato ridicolo. Del resto, anche se avessi potuto incontrarla sola, sarei stato confuso nel numero dei “cacciatori” e tutto sarebbe finito. Questo mi spaventava e non osavo. E così per il timore di sciuparla, di sciupare l’immagine di lei che ho negli occhi, l’ho forse perduta senza riparo.
Ma non sono riuscito a dimenticarla, quando fu partita. E allora, cercando per tutti i giornali, l’ho finalmente ritrovata a Roma.
Se non sono riuscito che a farla ridere, signorina, mi getti in un angolo e sarà finita, ma se almeno un briciolo di quel che provo l’ho espresso, e lei l’ha compreso, allora non mi lasci in questo dubbio. E’ una speranza folle, ma pure una risposta benevola sarebbe tutta la mia gioia. Tante cose avrò da dirle se lei sarà così buona da ascoltarmi.
Vuole signorina?
Cesare Pavese


Postilla
E’ questa la letterina di un Pavese giovanissimo alla celebre Milly (Carolina Mignone, 1905-1980), torinese, al tempo soubrette di varietà.
Negli anni 30 Milly sarebbe divenuta attrice di successo con Vittorio De Sica nei film dei “telefoni bianchi”.
Poi, per un antifascismo più estetico che politico, Milly si tenne lontana dai palcoscenici e dal giro di Cinecittà, infestato da gerarchi; per qualche tempo si allontanò anche dall’Italia (in Francia). Fu riscoperta - come cantante - negli Usa, quando correva l'anno 1949. La leggenda dice che avvenne grazie a un vecchio disco di Violino tzigano, da Milly registrato nei primi anni Trenta. Da allora la sua voce roca e profonda ne fece una sorta di Edith Piaf italiana: si esibì in molti teatri di tutto il mondo in memorabili concerti. In Italia tornò stabilmente negli anni Sessanta, ospite fissa di importanti trasmissioni televisive come “Studio Uno”.
Le biografie in rete attribuiscono a Milly flirt con Soldati, De Sica, Pavese, Umberto di Savoia. Dei rapporti con Soldati e De Sica non so, ma in verità, dopo questa lettera più da fan che da innamorato, con Pavese non risultano relazioni significative.
Con Umberto, ancora scapolo, pare che Milly fungesse da “parafulmini”. Si racconta che l’erede al trono avesse tendenze omosessuali e Milly, amica cara, intelligente e generosa, lo aiutasse a mascherarle per le malelingue e per gli spioni di Mussolini. Senza nulla pretendere.
Di Pavese è documentata, anche dal diario (pubblicato postumo con il titolo Il mestiere di vivere), la difficoltà di rapporto, sessuale e non solo, con le donne, che talora lo portava a una esplicita e volgare misoginia. L’innocenza della letterina qui "postata" è forse intorbidita da siffatti ingorghi psichici. Quasi sempre, del resto, torbida è l’innocenza. (S.L.L.)

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