8.9.10

In farmacia (Salvatore Lo Leggio)


Nei primi anni settanta a Gela, in farmacia, mentre attendevo il mio turno, mi arrabbiai e protestai. Senza gridare, ma acido e sarcastico.
Un vecchietto, un contadino curvo, nel dialetto gelese e nella gelese caratteristica cantilena, chiedeva: “Un paccu di cuttuni finicatu”. La farmacista era una bella donna e si dava arie da grande signora, avendo sposato un cardiologo dal cognome nobilissimo, originario di un paese non lontano; ma il dialetto lo conosceva e aveva di sicuro inteso che l’uomo voleva del cotone, per quanto un po’ stupita da quel “finicatu” per lei inconsueto. Gli è che a Gela per decenni, se non per secoli, c’erano stati ampi appezzamenti di terreno coltivati a cotone e per i gelesi anziani “u cuttuni” era il cotone grezzo. Per indicare il “cotone idrofilo”, “da farmacia” occorreva un aggettivo che lo distinguesse, “finicatu” appunto, anche se il medicamento all'acido fenico non c'era.
La farmacista, dal canto suo, non era solo una bella donna, ma anche un’orribile persona, per cui, riascoltata con sprezzo la richiesta, senza mostrare alcuno sforzo di comprensione disse che non capiva: che tornasse con la ricetta. Con modi fermi mi intromisi e la invitai a dargli il cotone idrofilo. Alle sue querimonie replicai che non sono molti i tipi di cotone che si vendano a pacchi in farmacia: se non aveva inteso, doveva essere un po’ dura di comprendonio. Temevo che si producesse in strepiti e, invece, incassò il colpo. Erano anni formidabili quelli, in cui da parte di tanti si riteneva giusto e utile ribellarsi alle grandi e piccole sopraffazioni, e nella farmacia piena di popolani s’era creata un’ondata di simpatia per il vecchietto e per me.
Poco fa, in farmacia, ho assistito a un’altra scena, alquanto indecente. Davano udienza a un anziano, faccia e modi da emigrato, probabilmente in pensione o vicinissimo alla pensione, evidentemente disavvezzo a comunicare in lingua italiana. Se la sarebbe cavata meglio in dialetto, o forse in tedesco, visto che veniva dalla Germania. La giovane e rotonda farmacista e la sua giovane ed esile assistente erano entrambe gentili e impegnate nel capire e nel far capire. L'uomo voleva un farmaco antidiabete, forse l’insulina, e aveva presentato una delle normali prescrizioni del servizio sanitario nazionale. Gli dicevano che non bastava, serviva anche un foglio bianco, quello del “piano terapeutico”. Lui, con difficoltà, confessava di non capire: tornava assai di rado al paese natio, non avendovi più parenti stretti, ma quei farmaci prima glieli avevano sempre dati senza fogli bianchi e anche in Francia, quando andava a trovare suo fratello, glieli davano gratis senza fare tante storie. Pazienti le signore dietro il banco gli spiegavano che in Italia, ormai, funziona così: gli conveniva pertanto pagarsi il farmaco, 75 euro, perché farsi visitare da un diabetologo per ottenere il foglio (bianco, ma debitamente compilato) gli sarebbe costato più o meno la stessa cifra e molti fastidi in più. L’uomo è andato via un po’ umiliato, ha detto di volersi consultare col figlio: credo che non avesse seco il denaro necessario e non volesse dichiararlo davanti a tutti. Nessuno stavolta ha protestato, lanciando giustificati insulti verso le carogne che ci governano, nessuno ha manifestato con parole e gesti solidarietà e simpatia con quella persona. Neppure io. Sembriamo tutti rassegnati a subire.

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