9.8.10

Tulliani e Petacci.

Claretta Petacci

I giornali di fiducia del Cavaliere vi fanno affidamento per quella che il deputato berlusconiano Stracquadanio ha definito “cura Boffo” nei confronti di Gianfranco Fini; e tuttavia la vicenda della vendita, a prezzo di favore, da parte di An a Giancarlo Tulliani, fratello della compagna del presidente della Camera, di un appartamento a Montecarlo è e rimane una piccola storia.

“Il fatto” di domenica 8, sotto il titolo Parenti d’Italia, la inserisce nella vecchia abitudine italiana di favorire parenti e congiunti. Un tempo la si chiamava “nepotismo”, giacché papi e vescovi, tra i maggiori praticanti di quest’arte, non avevano figli e generi da gratificare, almeno ufficialmente. Luca Telese sullo stesso quotidiano ne studia una variante, la “cognatite”, e cerca nel passato prossimo dei precedenti. Cita anche Mussolini, che, ai tedeschi che ne lamentavano le iniziative diplomatiche, così disse di Galeazzo Ciano: “Ma che ministro degli Esteri. Ciano è mio genero!”.

In verità, per restare nei dintorni del Duce, che nell’album finiano ha avuto un posto di riguardo, Tulliani ha un predecessore oltremodo ignobile: il dottor Marcello Petacci. Faceva affari, acquistava e vendeva immobili, progettava imprese d’ogni tipo usando come passepartout e garanzia il fatto di essere fratello della favorita del Duce. Qualche storico bene informato dice che "Ben" (così Claretta chiamava il suo amato) aveva un'idea assai vaga di questi traffici e, nei particolari, ignorava i movimenti del “cognato”.

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