12.8.10

Da Craxi a Berlusconi. Le spie e i dossier di Bettino (di Adalberto Minucci)

Il 23 gennaio 2010 Adalberto Minucci rievocava su “il manifesto” Craxi e la sua politica agli inizi degli anni ottanta, utilizzando come chiave gli attacchi da lui stesso ricevuti dall’Avanti! e gli sporadici rapporti diretti con l’allora segretario del Psi. L’articolo è tutto da leggere. Qui ne propongo la parte finale. (S.L.L.)

Significativo e grave fu lo stillicidio di notazioni polemiche contro il cosiddetto dogma della “unità antifascista”, il cui richiamo retorico sarebbe servito solo ai comunisti per mantenere un’indebita egemonia sui socialisti stessi e su altre forze democratiche. In questo quadro ci fu anche un tentativo di rivalutare Mussolini e il fascismo , con l’invito a non buttare via il bambino (un sano nazionalismo, ad esempio) con l’acqua sporca. bisogna riconoscere a Craxi di aver anticipato di molti anni una posizione che sarà poi sviluppata dal suo amico Berlusconi, che con un po’ di pragmatismo in più ha preferito tenersi sia il bambino che l’acqua sporca.

Debbo tuttavia confessare che, per quanto colpito e preoccupato dal clima di ostilità che si respirava in casa Craxi nei confronti del Pci e, in particolare, di alcuni suoi dirigenti, non avrei mai immaginato che il segretario del Psi andasse oltre la sia pur aspra polemica politica. Infatti comparve sui giornali la notizia che Craxi, nella sua veste di Presidente del Consiglio, aveva ordinato e promosso il più clamoroso e grave caso di spionaggio politico tra quelli attuati nel nostro Paese.

L’alenco degli spiati era ovviamente aperto da Enrico Berlinguer e comprendeva “alcuni uomini di vertice del Pci”: Adalberto Minucci, Ugo Pecchioli, Antonio Tatò. Ciascuno di loro era pedinato, fotogarto, filmato de un anonimo “fiduciario”, agente dei servizi segreti. Si è poi appreso che Craxi, prima di fuggire per il cosiddetto “esilio”, aveva raccolto presso la Presidenza del Consiglio la “documentazione” (se così si può definire) sui risultati dello spionaggio e che se la fece consegnare da funzionari del Sisde per portarla con sé in Tunisia.

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