9.1.10

Nell'acqua e nel vento. Il gioco a perdere di Casini in Puglia.


Sulla questione delle alleanze regionali l'impressione che dà la nuova (vecchia) segreteria del Pd è di subordinare ogni valutazione di merito (politica, programmatica, valoriale, perfino elettorale) al conseguimento di un obiettivo: l'apertura al centro. L'accordo con l'Udc, insomma, come pietra di paragone, come faro e guida di ogni possibile scelta. Il motto, paradossale, sembra essere: meglio perdere in alleanza con i centristi che vincere senza di loro.
Il partito di Casini, di Cuffaro e di Cesa, dal canto suo, sembra muoversi nell'intento di lucrare ogni possibile vantaggio dalla "geometria variabile". Partito governativo per istinto e vocazione, seppure costretto all'opposizione dal diktat del predellino, esso sembra scegliere, caso per caso, l'interlocutore da cui può ottenere di più e l'alleanza in cui risulta più influente, più in grado di esercitare una rendita di posizione: con il Pdl in Calabria e con il Pd nelle Marche, con la Polverini a Roma e contro la Lorenzetti in Umbria, etc. Lo ha detto Casini in persona nella trasmissione di Fazio:"Le prossime elezioni dimostreranno che saremo determinanti quasi dovunque". In alcune situazioni (le Marche per esempio) l'Udc arriva al punto di richiedere esclusioni a sinistra proprio per rendere i propri voti determinanti.
In questo quadro c'è un'eccezione importante: la Puglia. Lì, piuttosto che a far vincere, l'azione di Casini e dei suoi agenti in Puglia sembra mirata a far perdere le elezioni ai propri alleati, in questo caso al centro-sinistra. Richiedere (e ottenere) una coalizione che rinunci alla candidatura a presidente di Nichi Vendola e che di conseguenza si privi della forza morale e politica dell'attuale presidente significa organizzare una marcia trionfale verso la sconfitta.
Non so se l'operazione andrà in porto. Vendola è tosto. Continua a chiedere le primarie, ottiene non pochi pronunciamenti a suo favore nella base pugliese del Pd. Acquisisce da ultima l'inaspettata presa di posizione a favore delle primarie di Rosy Bindi, presidente dell'assemblea nazionale del partito e pezzo pregiato della maggioranza bersaniana. I giochi, per pochissimi giorni ancora, non sono chiusi. E' ancora possibile che prevalgano nel centro sinistra pugliese le forze sane e che la partita con il centrodestra si riapra, nonostante i guasti prodotti da Casini (e più ancora da D'Alema).
Resta una domanda. Perchè mai Casini ha puntato e punta con tanta decisione alla sconfitta? La risposta è nel vento (a lui, nuclearista spinto, danno fastidio i successi pugliesi nell'eolico), ma è soprattutto nell'acqua. Il governo Vendola ne ha avviato la ripubblicizzazione, bloccando le aspirazioni dei signori dell'acqua, con alcuni dei quali il bel Pier Ferdinando è strettamente imparentato.
Boccia, per eccesso di zelo, ha dichiarato che per l'Acquedotto pugliese vuol tornare alla Spa con la presenza dei privati. A Casini - è ovvio - non importa un fico secco di quel che dice Boccia: sa che è un candidato votato alla sconfitta. Il definitivo regalo dell'acqua ai privati (ai Caltagirone e a tutti gli altri) è convinto che lo farà il governo di destra. Magari è lo stesso ragionamento di D'Alema, che nella "sua" Puglia ha un po' di affaristi sanitari ed edili da proteggere; e non sopporta un Vendola deciso a scacciare i mercanti dal tempio.

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